L’olocausto dagli occhi di un bambino

La Walt Disney, per le feste appena passate, ha preso una decisione controcorrente, ma a mio avviso, da premiare: quella di distribuire nei cinema un film per far riflettere sulla tragedia dell’Olocausto. Il film “Il bambino con il pigiama a righe“, tratto da un Best Seller di John Boyne, racconta la storia di Bruno, un bambino figlio di un comandante nazista, che fa amicizia con Shmuel, un bambino ebreo rinchiuso in un campo di concentramento. I due si conoscono, parlano, giocano, separati dalla recinzione del campo dove Shmuel è rinchiuso.

Anche questo film fa riflettere sull’assurdità dell’Olocausto, parlando questa volta di una famiglia tedesca normale e di come le ideologie naziste si siano radicate all’interno della società. Questo sotto gli occhi innocenti di un bambino che vede in Shmuel un amico, un bambino come lui, e non riesce a comprendere l’odio verso gli ebrei che gli adulti tentano di insegnargli. Ecco, penso che tutti noi ancora adesso ci sentiamo come Bruno e continuamo a farci le stesse domande

Durante il film non viene mai menzionato il nome del campo di concentramento, ma si intuisce essere Auschwitz, in quanto era l’unico campo ad avere 4 forni crematori, dei quali parlano i generali SS durante una riunione nell’ufficio del padre di Bruno.

Per non dimenticare vi consiglio il libro da cui è tratto e, se non li avete ancora visti, “La vita è bella” di Roberto Benigni e “Train De Vie“.

Citazione: Bruno a Shmuel “We’re not supposed to be friends, you and me. We’re meant to be enemies. Did you know that?” (“Noi non dovremmo essere amici. Noi dovremmo essere nemici! Lo sai?”)