ott 16 2009
“Up” fuori dallo schermo cinematografico!
Il regista Pete Docter ci accompagna all’interno degli studi Pixar, mostrandoci alcune divertenti attività.
A Torino, domenica 11 ottobre, per celebrare l’uscita cinematografica del film, Walt Disney Studios Motion Pictures ha lanciato un’iniziativa internazionale che, dopo aver toccato diversi paesi tra i quali Francia, Germania, Gran Bretagna e Giappone, è approdata anche in Italia. Nei cieli di Torino si è alzata una mongolfiera ispirata al film.
Il balloon è stato realizzato alla società Beatwax@Borkowsky, ingaggiata direttamente dal quartier generale Disney di Los Angeles. La mongolfiera ha un concept di design davvero mai visto prima: è ricoperta da circa 500 mini palloncini, attaccati ad uno ad uno alla forma base che raggiunge una dimensione di 84.000 piedi cubi. Il cesto è rappresentato da una casetta, proprio come quella in cui si avventurano i protagonisti del film. Il 14 luglio la mongolfiera è stata avvistata in Francia dove ha sorvolato il Castello de “La Bella Addormentata nel Bosco” di Disneyland Paris, e ha terminato poi il proprio tour con un’apparizione all’edizione 2009 dei Campionati Europei di Mongolfiere. Dopo il successo francese l’UP Balloon ha partecipato al più grande Festival di Mongolfiere del mondo: il “Bristol Balloon Fiesta”, nel Regno Unito. Nelle settimane successive è stata impegnata con diverse tappe in Germania, dove ha volato sul centro di Berlino proprio davanti al Palazzo del Parlamento: il Bundesrat. Infine è stata vista passare perfino sotto il London Bridge!

Per prepararsi all’incarico di “Up” e alla premessa del film di un viaggio in uno dei luoghi più belli e misteriosi della Terra, Docter e dei membri selezionati della sua squadra creativa si sono imbarcati nell’avventura di una vita. Su consiglio di Ralph Eggleston, un veterano scenografo della Pixar che ha lavorato in “Alla ricerca di Nemo” e in “Wall-E”, il gruppo si è diretto nella giungla del Sudamerica che si trova tra il Venezuela, il Brasile e la Guyana per scoprire il loro ‘Mondo perduto’”.
“Ralph ci ha fornito un documentario sulle montagne tepui (simili alle mesas) in Sudamerica e non appena ho fatto partire il DVD, sono rimasto sconvolto, perché avevo capito che dovevamo ambientare lì il film”, ricorda Docter. “Era un fantastico mondo strano di cui non avevo mai sentito parlare. E’ stato qui che Conan Doyle ha ambientato il suo romanzo del 1912 sugli animali preistorici, ‘Il mondo perduto’. Una delle maggiori sfide in questo film era di ideare un posto che sembrasse ultraterreno, ma comunque sufficientemente credibile per far pensare al pubblico che i personaggi si trovano veramente lì. Noi sapevamo di doverci recare in quei posti, perché c’è qualcosa di fondamentalmente diverso tra vivere un luogo rispetto al semplice fatto di vedere delle fotografie o dei filmati”.

Raggiungere la loro destinazione ha richiesto tre giorni di viaggio e degli spostamenti in aereo, jeep ed elicottero. Ma poi è iniziato il divertimento… Il primo tepui che il gruppo ha esplorato è stato il Monte Roraima nella Guyana, il più alto e famoso delle 115 maggiori mesas.

“Questo è l’unico tepui che si può scalare”, sostiene il supervisore della storia Ronnie Del Carmen. “C’è un passaggio naturale da una parte che si può attraversare. La scalata è un miglio in salita. Le rocce sono spoglie, la vegetazione non è stabile e si può staccare facilmente se ti attacchi. Noi ci guadagniamo da vivere realizzando dei cartoni… l’unica cosa che siamo abituati ad attraversare è il passaggio tra un edificio e l’altro. Era impossibile prepararci a questa avventura”.
“Era come il tuo peggior incubo”, sostiene Peterson. “Si è trattato di una scalata di sei o sette ore fino in cima e io avevo decisamente un’attrezzatura eccessiva. Quando siamo arrivati in vetta, siamo dovuti passare per un terreno instabile per un’altra ora e mezza. Era già scuro quando siamo giunti al nostro campo. Improvvisamente, dall’oscurità, abbiamo notato questa caverna illuminata dalle candele e c’era della zuppa calda che ci aspettava. Quando abbiamo visto le nostre tende, la maggior parte di noi si è seduta e ha iniziato a piangere. Eravamo veramente contenti di essere lì. Al mattino, quando ci siamo svegliati, a soli quindici metri di distanza dal punto in cui stavamo c’era una voragine alta un miglio. All’inizio avevo dei dubbi, ma ora sono veramente felice di aver fatto il viaggio, perché siamo andati in un altro mondo. Non c’è nessun altro posto del pianeta con delle formazioni rocciose del genere”.
Il gruppo non ha trovato branchi di cani o uccelli preistorici, entrambi presenti nel film, ma è sopravvissuto per poter raccontare degli incontri ravvicinati con delle formiche killer (una varietà terribile che può uccidere con un morso in 24 ore), delle zanzare minacciose, degli scorpioni pungenti, delle rane in miniatura e dei serpenti velenosi. Da Roraima, gli intrepidi esploratori hanno preso un elicottero per arrivare a Kukenan (anche conosciuto come Matawi Tepui), considerato il “luogo della morte” dagli indiani locali Pemon.

“Kukenan aveva un’atmosfera decisamente diversa da quella di Roraima”, sostiene Ricky Nierva, lo scenografo del film. “Era veramente pura e presentava delle rocce più dure. Ho chiesto alla nostra guida, Adrian Warren (realizzatore del documentario “The Living Edens: The Lost World—Venezuela’s Ancient Tepuis”) quanta gente era arrivata lì, pensando che fossero un centinaio. E lui ha risposto che in realtà erano qualche decina. Era veramente inquietante. A un certo punto, ci aspettavamo di girare l’angolo e veder spuntare un dinosauro”.
Le cascate Angel Falls in Venezuela, le più alte del mondo, che cadono da circa 960 metri dalla cima di Auyantepui, si sono dimostrate l’ispirazione reale per le mitiche Paradise Falls del film, che sono tre volte più alte della controparte reale, circa 2.900 metri. Il gruppo è salito fino alla cima delle Angel Falls, dove hanno sopportato delle rocce scivolose e un costante spruzzo d’acqua.


I realizzatori di “Up” hanno scattato migliaia di fotografie, filmini e numerosi schizzi per descrivere questo ambiente circostante che rappresentava una notevole fonte di ispirazione. Le immagini e la vegetazione che hanno osservato hanno avuto un’influenza notevole sull’aspetto del film. Gli alberi Bonnetia, le piante Stegolepis e le rocce nere con dei meravigliosi fiori rosa che emergono dal terreno sono stati tutti utilizzati nel film.
Infine vi consiglio un articolo di My New Animated Life con molte curiosità del film.



























